Il problema relativo alla tassazione dei capitali italiani che si trovano depositati nelle banche svizzere, è ancora in alto mare.

Neanche l’ultimo confronto al proposito, che ha avuto come teatro Davos, ha sortito effetti in tal senso, nonostante un lavoro che sta andando avanti da più di un anno.

A frenare il tutto, contribuisce anche il fatto che il nostro Parlamento è stato sciolto ed è in attesa di ricostituirsi dopo le elezioni in programma per la fine di febbraio, chiusura che costringe in pratica il premier Mario Monti alla ordinaria amministrazione.

Anche l’importo del gettito che la conclusione di questo accordo potrebbe comportare a beneficio del nostro erario, continua a rimanere abbastanza vago, tanto da indurre alcuni osservatori a paragonare la situazione con il famoso rompicapo delineato dal cubo di Rubik.

In base a quanto è già stato concordato in precedenza dalla Confederazione elvetica con Germania, Gran Bretagna e Austria, esso porterebbe ad un prelievo di varia consistenza sui depositi degli ultimi anni ed ad una tassazione per gli anni a seguire. In mancanza di parametri certi, però, la stima degli importi in gioco diventa praticamente impossibile da stimare.

Se infatti Silvio Berlusconi si è spinto a vagheggiare una cifra tra i 25 e i 30 miliardi di euro, Giulio Tremonti ha invece circoscritto il gettito ad un decimo circa.

Cifre che naturalmente dipendono dall’entità dei depositi in gioco e dal regime di tassazione che sarebbe varato.

In base ad alcune stime, nei forzieri delle banche svizzere dovrebbero esserci tra i 120 e i 200 miliardi di euro, che sarebbe di conseguenza la base da prendere per il prelievo.

Va anche ricordato che i precedenti governi guidati dal Cavaliere, avevano varato scudi fiscali le quali avevano disegnato aliquote oscillanti tra il 5 e il 6% , nell’ambito di provvedimenti che prevedevano anche l’anonimato.

Una scelta molto lontana da quella adottata dalla Germania, la quale aveva optato per un prelievo compreso tra il 19 e il 34% per il passato e per il 26,375% sui guadagni degli anni a seguire. Superata addirittura dall’Austria (tra il 15 e il 38%) e dalla Gran Bretagna (tra il 21 e il 41%) per i fondi depositati in precedenza.

Mentre per quelli futuri è prevista una aliquota solo sui capital gain, che nel caso dell’Austria oscillerebbe tra il 25 e il 35%, mentre per quanto concerne la Gran Bretagna arriva al 48% riguardante gli interessi e al 40% per quanto concerne i dividendi fino al 28% per gli altri redditi derivanti da capitale.

Capitali Italiani in Svizzera: i Numeri di Berlusconi Non Sono PrecisiGiovanni AngioniNotizieIl problema relativo alla tassazione dei capitali italiani che si trovano depositati nelle banche svizzere, è ancora in alto mare. Neanche l'ultimo confronto al proposito, che ha avuto come teatro Davos, ha sortito effetti in tal senso, nonostante un lavoro che sta andando avanti da più di un anno. A frenare...Dal 2010 la tua guida al mondo delle banche in Svizzera